Alla scoperta di tre gioielli salentini

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Puglialove ha visitato per voi il Museo Archeologico Messapico di Alezio, la Necropoli di Monte d’Elia e il Frantoio ipogeo “A. De Pace” di Gallipoli.

La Società Cooperativa Akra Iapygia ha dal 2015 la gestione del Museo Civico Messapico di Alezio, un piccolo ma affascinante museo a due passi da Gallipoli dedicato a Messapi e Romani. Ospitato all’interno del prestigioso Palazzo Tafuri (XVIII secolo), il museo è stato istituito nel 1982 all’indomani di importanti scoperte archeologiche avvenute in località Monte d’Elia. Già a partire dal 1969, però, parte del giardino antistante il palazzo era stato utilizzato per ospitare alcune delle tombe messapiche rinvenute casualmente in diversi punti della città.

 

Dopo alcuni anni di chiusura, a causa di urgenti lavori di restauro del palazzo, il museo è stato riaperto nel 2005 con una mostra nella quale sono stati esposti molti reperti di età messapica provenienti da scavi archeologici effettuati nel territorio di Alezio.

Oggi il museo custodisce nelle sue sale oggetti rappresentativi di un arco cronologico compreso tra il VI sec. a.C. e il I sec. a.C. a testimonianza di una frequentazione della città di Alezio tanto in età messapica quanto in età romana.

Passando di sala in sala si compie un viaggio virtuale indietro nel tempo accompagnati da manufatti di produzione locale o importati dalla Grecia; si è guidati alla scoperta della misteriosa lingua messapica; si rimane colpiti dagli oggetti d’uso quotidiano e dai gioielli rinvenuti nella tomba di una bambina.

Il nuovo allestimento, che si avvale delle più moderne tecnologie applicate alla comunicazione museale, consente un’agevole comprensione delle caratteristiche di un mondo lontano millenni ma per alcuni aspetti ancora attuale e in ogni caso parte del patrimonio identitario di ciascuno di noi.

L'Area archeologica Necropoli di Monte d’Elia

Tra il 1981 e il 1982 la Soprintendenza per Beni Archeologici della Puglia condusse alcuni scavi in località Monte d’Elia a circa 300 metri dall’abitato di Alezio. Qui erano state di fatti individuate alcune tombe di età messapica. Lo scavo portò a identificare una vasta necropoli extraurbana, presumibilmente collocata lungo una delle principali vie di accesso alla città antica.Fu possibile recuperare numerosi corredi funerari che testimoniano dell’utilizzo della necropoli a partire dal VI sec. a.C. e fino al III sec. a.C.

Molti degli oggetti rinvenuti nello scavo della necropoli sono esposti presso il Museo Civico Messapico e raccontano l’evoluzione della civiltà messapica, dei suoi rapporti commerciali con la Grecia e alcune città della Magna Grecia,  fino alla conquista romana.

All’interno della necropoli è possibile notare tre diverse tipologie di sepoltura: semplici fosse scavate nella terra, a cassa di lastroni, a sarcofago monolitico. Queste tombe erano corredate da cippi di pietra che ne segnalavano la posizione. Molti di questi furono recuperati durante lo scavo archeologico.

Nel 1989, a causa del danneggiamento di alcune tombe, la necropoli venne nuovamente ricoperta. Successivamente, a seguito di un progetto di recupero una parte di essa venne nuovamente portata alla luce e il terreno circostante recintato. Oggi oltre alla visita alla necropoli è anche possibile prendere parte ad attività laboratoriali per adulti e ragazzi sui temi dell’archeologia.

Il Frantoio ipogeo “A. De Pace”

L’antico Frantoio “De Pace” (XVI sec.), situato nel centro storico di Gallipoli, è uno dei pochi accessibili tra i trentacinque individuati.

Grazie alla nuova gestione da parte della società Akra Iapygia (Lecce), è ora possibile ammirare e conoscere le antiche tecniche di lavorazione dell’olio d’oliva. In particolare si può vedere l’antica macina in pietra con la vasca di macinazione delle olive, i plinti in pietra viva per i torchi a due viti in legno con madreviti mobili, il cosiddetto Pozzo dell’Angelo per la raccolta dell’olio prodotto, ecc. Tutto ciò può far comprendere l’importanza della lavorazione delle olive che da sempre è stata fiorente in questo territorio.

Gallipoli  già dall’inizio del XVI secolo risultava la maggiore piazza europea in materia di olii. In particolare si produceva olio che serviva ad illuminare i grandi centri d’Europa come Parigi, Londra, Berlino, Vienna,  Oslo, Stoccolma ecc. che usarono l’olio salentino per illuminare le strade fino alla fine del XIX secolo, quando l’arrivo dell’elettricità mandò in crisi l’esportazione dell’olio lampante.

Al di sopra del frantoio sorge Palazzo “De Pace”, realizzato attorno al 1546, dalla famiglia di origine spagnola D’Espina (cognome volgarizzato in D’Ospina) e venduto nel 1742 alla ricca famiglia napoletana De Pace, da cui il prende il nome.

Qui nacque, da Gregorio de Pace e Luigia Rocci Cerasoli,  Antonietta De Pace (Gallipoli 02/02/1818 – Capodimonte 4 aprile 1893)  celebre eroina risorgimentale, che cospirò a favore dell’Unità d’Italia.

Antonietta entrò in contatto con l'avvocato tarantino Nicola Mignogna, guida della Setta carbonara partenopea, e collaborò ad associazioni patriottiche meridionali quali l'Unità d'Italia (1848), la stessa Setta carbonara (1851) e il Comitato segreto napoletano (1855). Inoltre nel 1860 A. De Pace ebbe l’onore di fare insieme a Garibaldi il trionfale ingresso in Napoli.

La figura di Antonietta De Pace è divenuto il simbolo dell’ emancipazione della condizione femminile nella forte affermazione dei valori più profondi della cittadinanza attiva: pari opportunità nell’ambito dell’istruzione, della politica, dell’economia.

TARIFFE

BIGLIETTO UNICO

€ 1,50 ( gruppi non oltre 15 persone)

GRATUITO per minori se accompagnati da un adulto, guide turistiche e accompagnatori con gruppi.

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